La mia esperienza con il VBac

Finalmente, dopo aver riflettuto un po’ su quali e soprattutto quando affrontare gli argomenti pertinenti alla mia professione di ostetrica, ho deciso di scrivere riguardo all’argomento che caratterizza la mia vita lavorativa. Nel corso del tempo – e in questi giorni – ho avuto a che fare con il VBac (Vaginal Birth after cesarian). In realtà ho avuto anche a che fare con gli errori enormi che i pediatri fanno seguendo gli allattamenti e quindi questo sarà il prossimo argomento che tratterò.

Insomma tornando al VBac, cioè parto spontaneo dopo cesareo, ho iniziato a pensare a come impostare il piano assistenziale per la coppia che mi ha chiesto di accompagnarla in questo percorso. Dopo aver escluso i fattori di rischio, avendo la certezza che è una scelta consapevole e necessaria per questa mamma, cerco di capire quale potrebbe essere il “problema” che insorge e sul quale posso agire. Così ne ho trovati due: la paura del contesto, che sicuramente potrebbe contagiarla e la sfiducia, che potrebbe essere un grande ostacolo. Quindi ho deciso di informarmi,di leggere, di confrontarmi con altre colleghe e parlarne tanto con la mamma per attenuare il più possibile queste sensazioni affinché la fiducia possa essere la nostra più grande alleata.

Vorrei chiarire e confermare, semmai ne aveste il dubbio, che SI, SI PUÒ! Se una donna ha affrontato un parto cesareo può e deve essere indirizzata dal personale sanitario ad affrontare un parto spontaneo, almeno le si deve dare la possibilità di fare una scelta informata. Purtroppo siamo ancora fermi a questo, al fatto che è credenza comune e popolare che il parto spontaneo dopo un cesareo sia impossibile, pericolosissimo, invece non è assolutamente vero. Semmai è una scelta da persone informate e all’avanguardia.
Le Linee guida dell’Istituto Superiore di Sanità, l’OMS, il Ministero della Salute, il NICE e tante altre organizzazioni mondiali e non, promuovono, in assenza di controindicazioni e dopo adeguata informazione, la possibilità di effettuare un parto naturale dopo uno o più cesarei. Questo perché il rischio di complicanze perinatali sono statisticamente paragonabili a quelle di un secondo cesareo programmato, soprattutto se eseguito prima della 39° settimana di gravidanza.
Poi, a parte il famoso “pensiero comune”, ci si mette anche il personale sanitario esperto, che ahimè, in molte circostanze, dissuade le donne parlando di esiti infausti (in particolare parla di rottura dell’utero, il cui rischio è dello 0,05%) e della mancanza di linee guida e protocolli nelle varie strutture ospedaliere.

Vi suggerisco – se pensate di intraprendere la strada del parto spontaneo dopo cesareo – di scegliere un ginecologo che vi appoggi nella vostra scelta, di rivolgervi ad un’ostetrica che vi sostenga nella preparazione al parto e di informarvi seriamente sul VBac. Leggete le linee guida italiane (pubblicate sul sito dell’Istituto Superiore di Santità), le linee guida inglesi e permettetevi, se ne sentite il bisogno, un’esperienza riparativa come un bel parto spontaneo.