Pastorale Americana di Philip Roth

Ewan McGregor ha acquistato i diritti per realizzare un film tratto dal romanzo “Pastorale Americana“ di Philip Roth. Una vera sfida per l’attore e regista americano, come quella di chi ha deciso, a suo tempo, di realizzare la versione cinematografica di grandi romanzi come: Anna Karenina, Il Ritratto di Dorian Grey, Suite francese.

Philip Roth è uno dei più grandi scrittori contemporanei, anche chi è a digiuno di letteratura americana dovrebbe aver almeno sentito il suo nome. Se così non fosse, vi consiglio di recuperare questa lacuna magari iniziando proprio con la lettura di “Pastorale Americana”, anche se il mio battesimo è avvenuto con “La Macchia Umana”, altro romanzo magistrale, già diventato un film di Robert Benton nel 2003, nel quale, tra gli interpreti, spiccavano Nicole Kidman ed Anthony Hopkins. In questa prima trasposizione cinematografica diverse sono state le critiche che vertono sulla scelta dello sceneggiatore di eliminare due personaggi fondamentali come la moglie del protagonista ed una collega che innamorata di lui, ma non ricambiata, lo colpiva con accuse infamanti. È evidente che la narrazione letteraria ha uno spazio molto più ampio nel quale sviluppare i suoi temi rispetto ad un film, ma è altrettanto vero che un film ha un linguaggio diverso  e per certi versi più diretto e veloce attraverso il quale dovrebbe riuscire a rimodellare un’opera letteraria senza farne perdere l’essenza.

L’augurio è che Ewan McGregor possa riuscire nell’impresa, perché “Pastorale Americana” merita di essere letto ma anche di diventare un film all’altezza del posto che occupa nella letteratura, non solo americana, ma mondiale.

In breve cercherò di descrivere la trama del romanzo che ha vinto il premio Pulitzer della narrativa del 1998.

Seymour Levov è un ragazzo ebreo, alto, biondo ed atletico. Nel suo liceo viene quasi venerato, lo chiamano lo “Svedese”. La sua famiglia è ricca: possiede da generazioni una fabbrica di guanti che lui dirigerà con grande senso del dovere.

Sembra tutto perfetto fino a quando non esplodono le contraddizioni del conflitto con il Vietnam e la figlia Merry diventa prima una terrorista e poi entra a far parte di una setta religiosa. Sarà Zuckerman (alter ego dell’autore), ex-compagno di liceo, a narrare la caduta del suo mitico Svedese ed il rovesciamento della Pastorale americana: da una vita perfetta e virtuosa allo scontro generazionale e ideologico, con la rabbia della figlia Merry che diventa quasi un mostro agli occhi del padre incarnando l’estremismo più esasperato dell’epoca che si contrappone in tutto e per tutto allo stile di vita e ai valori della famiglia di origine.

Roth riesce con estrema profondità e tensione drammatica a trattare diversi temi cruciali: la memoria, la vecchiaia e le contraddizioni americane.