Trentacinque secondi ancora, di Lorenzo Iervolino

L’ultimo romanzo di Lorenzo Iervolino, autore romano già affermato, racconta una storia che ha che fare con lo sport, ma che, anche stavolta, come nel suo romanzo d’esordio, è un’opera con una narrazione viva e pulsante di uomini, prima che di atleti, che hanno veicolato messaggi importanti per l’umanità, grazie ai loro successi sportivi.

La storia dei due campioni afroamericani saliti sul primo ed il terzo gradino del podio olimpico di Città del Messico nel 1968, resi celebri per il loro gesto: il pugno chiuso avvolto in un guanto di pelle nera alzato al cielo durante la cerimonia di premiazione, sulle note dell’inno nazionale americano, è ormai nella memoria collettiva.

L’autore scava nelle vite di questi due atleti e uomini straordinari con la delicatezza di un archeologo più che con il piglio del giornalista. Ci porta nelle loro famiglie d’origine, differenti ma accomunate dall’essere pur sempre degli afroamericani in una fase storica ancora lontana dal raggiungimento dell’uguaglianza dei diritti negli Stati Uniti.

Tommie Smith e John Carlos fin da ragazzi dimostrano doti fisiche fuori dal comune al punto da poter diventare delle star nel football, nel basket e, se le piscine non fossero state appannaggio dei bianchi, addirittura nel nuoto.

Alla fine scelgono l’atletica leggera. Lo sport è il loro riscatto sociale, almeno apparentemente. Nei college le distinzioni e l’emarginazione continuano. Entrambi seguono con attenzione i discorsi di Malcom X, di Martin Luther King e poi c’è l’illuminazione di Mohammed Ali che trascina il mondo dello sport nella lotta politica col suo carisma straripante.

Gli eventi precipitano proprio a ridosso dei Giochi Olimpici, serpeggia l’idea di un boicottaggio dopo l’uccisione dei simboli della lotta degli afroamericani. Tommie e John si sentono cavalli da corsa che corrono per un Paese che non li rispetta.

Ma alla fine la gara della loro vita la corrono, la vincono e soprattutto alzano i loro pugni al cielo.

Perché lo sport, forse più di qualsiasi altra manifestazione umana, racchiude in sé la vita: il sacrificio per raggiungere un obiettivo e il proprio riscatto sociale, l’alternanza di successi e fallimenti, la sensazione di essere parte di una comunità e l’onore di rappresentare il proprio Paese nel mondo, la solidarietà e il rispetto tra atleti, tra essere umani.

Lo sport ha avuto spesso la capacità di portare avanti battaglie politiche e di avere un impatto maggiore dei metodi canonici. Si potrebbero fare numerosi esempi a riguardo, ma questa storia è sicuramente uno dei momenti più alti nei quali lo sport ha saputo gridare con forza un messaggio fondamentale per il progresso dei diritti umani. Quei pugni chiusi, rivolti al cielo, sono stati due pietre scagliate contro chi aveva il dovere morale di svegliarsi, verso chi era inconsapevole, per chi restava indifferente, per chi era complice ed artefice di quella situazione ingiusta e insostenibile.

Note sulla presentazione presso la Libreria Assaggi

Le letture dei brani sono state inframezzate da un accompagnamento di una piccola band, una bella idea, davvero piacevole. Inoltre i brani scelti seguivano le musiche delle epoche che venivano raccontate nel corso della presentazione. Mi ha colpito molto una frase dell’autore: “Le storie scritte restano sui libri e allora bisogna dar loro voce il più possibile, leggendole, facendole ascoltare di persona”. Ringrazio ancora l’autore per la disponibilità e la dedica, una pagina intera piena di trasporto per me che neanche lo conoscevo di persona, ma è bastato dirgli da dove venivo, il quartiere dove Lorenzo ha presentato il suo romanzo su Socrates che è il giocatore, l’uomo, il pensatore al quale è dedicato un campo proprio sotto casa mia.