Terremoto. Quanto sono sicure Ardea e Pomezia?

Tra le conseguenze negative di un terremoto – come quello che ha colpito il Centro Italia poco più di un mese fa – non vi sono solo i lutti e i danni agli edifici. Dopo la tristezza per l’alto numero di vite spezzate, di solito tra chi rimane e persino tra chi non è stato colpito direttamente dal sisma, è la paura il sentimento più diffuso.
Per questo, conoscere i rischi e comprendere cosa è possibile fare per ridurli è estremamente importante. Ci consente, infatti, non solo di prevenire – nei limiti del possibile – tragedie e disastri, ma anche di vivere più sereni e sicuri.
È da questa considerazione che siamo partiti per capire quali rischi corra concretamente il nostro territorio in caso di terremoti e cosa è possibile fare per ridurli.

RISCHIO SISMICO. In Italia il rischio sismico è calcolato sulla base di tre fattori: la pericolosità, che dipende da frequenza e magnitudo dei terremoti in un territorio; la vulnerabilità, che misura la minore o maggiore resistenza che gli edifici oppongono ad una scossa sismica; l’esposizione, che è data dal numero di edifici presenti in un territorio e dunque dai danni (economici e non solo) che il sisma potrebbe fare.
In generale, “L’Italia – riporta il sito della Protezione Civile ha una pericolosità sismica medio-alta (per frequenza e intensità dei fenomeni), una vulnerabilità molto elevata (per fragilità del patrimonio edilizio, infrastrutturale, industriale, produttivo e dei servizi) e un’esposizione altissima (per densità abitativa e presenza di un patrimonio storico, artistico e monumentale unico al mondo)”. Quindi il nostro è un Paese ad elevato rischio sismico.

LA NUOVA CLASSIFICAZIONE DOPO IL 2003. Per cercare di individuare regole tecniche per la costruzione degli edifici (che nel nostro Paese sono tanto all’avanguardia quanto inapplicate), lo Stato ha classificato il territorio nazionale sulla base del numero e dell’intensità dei terremoti che si sono verificati nel passato (vedi la mappa della classificazione sismica 2015).
Nel 2003, sulla base di nuovi studi geologici, sono stati elaborati nuovi criteri – aggiornati poi nel 2006 – per la classificazione del territorio nazionale. Il Governo di allora (con a capo Silvio Berlusconi) emanò un’apposita ordinanza, chiedendo alle singole Regioni di adottare la nuova classificazione e stabilire a quale delle quattro “zone” sismiche appartenesse ogni Comune.
Anche la Regione Lazio ha provveduto a classificare i comuni del proprio territorio, con apposita ordinanza di giunta nel 2009 (sul sito della Regione è possibile consultare la relazione tecnica allegata al provvedimento).

SISMICITÀ AD ARDEA E POMEZIA. Cosa dice la nuova classificazione sismica dei nostri Comuni? Innanzitutto che il rischio sismico non è nullo come si potrebbe credere. Anzi. Con la nuova classificazione del 2009, la Regione Lazio ha spostato i due comuni dalla zona 3 alla zona 2, seppur posizionandoli nella sottozona 2B. “Colpa” soprattutto delle attività sismiche ancora importanti nel sottosuolo dei Colli Albani (dove si sono registrate piccole scosse anche tra febbraio e maggio di quest’anno). E che – negli anni scorsi – ha prodotto anche scosse moderate, perlomeno nel territorio del Comune di Ardea, come si vede chiaramente da alcune delle mappe messe a disposizione sul sito dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia.

PREVENZIONE. Abbiamo ascoltato a più riprese, nei giorni immediatamente seguenti il terremoto di fine agosto, che la prevenzione è la miglior arma per evitare tragedie come quella di Amatrice. Sono appelli e proclami che nel migliore dei casi portano all’approvazione di nuove leggi in fatto di misure antisismiche (tutta la normativa antisismica in Italia si deve a provvedimenti emanati a ridosso di forti terremoti). Ma cosa realmente è possibile fare per ridurre il rischio di danni a edifici e persone? E chi deve farlo?

PIANO DELLE EMERGENZE COMUNALE. Iniziamo dai Comuni. Sulla base di quanto prescrive la Legge 100 del luglio 2012, i Comuni devono provvedere ad emanare un Piano di emergenza comunale. Il piano di emergenza è uno strumento estremamente utile, non solo a contrastare i rischi sismici. Il documento, infatti, analizza tutti i rischi dovuti a fenomeni naturali nel territorio comunale e cerca di individuare strategie adatte ad affrontarli, se e quando dovessero verificarsi.
Il Comune di Pomezia è uno dei pochi Comuni nella nostra Regione (solo il 40%) ad essersi dotata – nel 2009 con l’Amministrazione De Fusco – di un piano delle emergenze, che è consultabile e scaricabile sul sito del Comune. Diverso invece il discorso per il Comune di Ardea, che a più di 4 anni dall’introduzione dell’obbligo, ancora non ha provveduto ad adottare alcun piano.

EDILIZIA ANTISISMICA, TRA EDIFICI NUOVI E GIÀ ESISTENTI. Altro capitolo importante in fatto di prevenzione è quello relativo all’edilizia antisismica. Cosa prescrive la normativa al riguardo?
“La progettazione antisismica è un ambito molto complesso e delicato. – ci dice Massimiliano Romanelli, ingegnere civile di Pomezia con specializzazioni nelle procedure antisismiche – È necessario distinguere le nuove edificazioni e i fabbricati esistenti. Per quanto riguarda i primi la normativa attuale è molto dettagliata e garantista nei confronti di chi vuole costruire in sicurezza; meno contenti sono i costruttori (e di riflesso purtroppo anche i committenti) perché i costi del “costruire sicuro” si sono innalzati. Il problema rilevante delle nuove costruzioni risulta essere il controllo delle procedure e l’accettazione dei materiali nei cantieri. Succede spesso (come è stato accertato dopo il sisma in Abruzzo) che la connivenza tra costruttori (che hanno l’obbiettivo costante di abbattere i costi) e direttori dei lavori abbia portato a dichiarazioni false sull’utilizzo di materiali più scadenti. Esiste purtroppo una facilità inaudita di aggirare i controlli per chi conosce la legge attuale”.
Diverso è il discorso per gli edifici esistenti, per i quali la normativa non è dettagliata e molto è lasciato alla discrezione del progettista, “che ha l’onere di verificare la struttura nella sua globalità e individuare gli interventi migliorativi da applicare. Gli interventi di Adeguamento strutturale (alle nuove normative) o di miglioramento strutturale (innalzamento del livello di sicurezza del fabbricato) NON sono però obbligatori per il cittadino”.
Anche su questo aspetto, però, dovrebbe intervenire una nuova normativa attualmente in discussione.

GLI EDIFICI DI ARDEA E POMEZIA. In che modo le leggi in fatto di edilizia antisismica sono state applicate nel nostro territorio? “Male e distrattamente, come nel resto del Paese. – continua l’ing. Romanelli – Accade troppo spesso che la frenesia dei tempi moderni non consenta la giusta riflessione al progettista delle strutture che, se pur coadiuvato dalla tecnologia, è sempre stretto tra la morsa del guadagno e la fretta della redazione delle istruttorie”.
Se gli edifici realizzati dopo il 2003 dovrebbero essere stati costruiti rispettando dei veri e propri criteri antisismici – per via delle modifiche introdotte nella nuova classificazione dei nostri comuni – rimane ancora aperta e attuale l’edificazione precedente al 2003. In particolare tutta quella parte di edifici rurali e non, che sono stati costruiti ed in seguito sanati grazie ai condoni nell’85, nel ‘94 e nel 2003. “Per questi ultimi purtroppo – conclude l’ing. Romanelli – i criteri antisismici sono pressoché inesistenti. In base alla mia esperienza solo uno su cinque, con determinati e mirati interventi, si può adeguare all’attuale normativa, per gli altri purtroppo non c’è molto da fare!”.

COSA FARE PER VIVERE SICURI. Cosa è possibile fare, allora, se si è proprietari di un edificio costruito prima del 2003? “Dico sempre che la prima cosa da fare è conoscere la struttura che si abita, affidandosi eventualmente ad un professionista per determinare i criteri costruttivi delle proprie abitazioni. Esistono poi alcuni piccoli accorgimenti che tutti possono adottare. Il committente, indipendentemente da un professionista, può fare alcuni passi: (A) monitorare lo stato delle strutture, possibilmente fotografando delle fessure, valutando l’avanzamento o la riduzione dell’entità; (B) salvaguardare le parti strutturali dell’edificio dalle infiltrazioni dell’acqua; (C) effettuare dei sopralluoghi ispettivi nei sotto tetti e nelle cantine.
Nel dubbio contattare un professionista per far visionare le problematiche evidenziate”.