Perché il voto a Pomezia è interessante per l’Italia

L’insediamento del nuovo governo ha posto definitivamente fine al dibattito tra le forze politiche nazionali. I riflettori sono ora puntati sulle elezioni amministrative comunali di domenica.

A Pomezia, dopo cinque anni di amministrazione pentastellata i cittadini sono nuovamente chiamati al voto e l’andamento di questa tornata elettorale è di particolare interesse non solo localmente, ma anche a livello nazionale. Le comunali pometine rappresentano innanzitutto una battaglia politica interessante da seguire, ma soprattutto – per una serie di fattori che vale la pena approfondire – un unicum, un “primo caso” che potrebbe causare sviluppi interessanti nell’analisi dell’intera politica italiana.

Osservando l’andamento della campagna elettorale, la corsa per lo scranno più alto di Piazza Indipendenza ha un risultato difficilmente prevedibile. Il centrosinistra, in contrasto con il trend nazionale, si presenta compatto sotto la candidatura di Stefano Mengozzi e della sua Pomezia Domani: per la prima volta il Partito Democratico perde le redini della coalizione. Più travagliato il percorso del centrodestra che, dopo un’apparente scissione con la rappresentanza locale di Forza Italia, si riunisce nel nome di Pietro Matarese: il candidato sindaco, forte del sostegno di sette liste, è stato assente da ogni dibattito pubblico con i suoi cinque sfidanti e relativamente poco attivo sui social, preferendo una campagna elettorale più tradizionale. Possibile l’exploit di “Progetto Comune Pomezia”, lista civica a sostegno di Antonio Aquino, vero outsider di queste elezioni: un buon risultato darebbe verosimilmente la possibilità di ottenere una rappresentanza nel consiglio comunale. Analogo caso per Roberto Camerota, candidato di Casapound, che punta a bissare il successo conquistato dal suo partito alle municipali di Ostia. Il MoVimento 5 Stelle, inizialmente grande favorito di questa tornata elettorale, è andato incontro ad una violenta scissione, dovuta all’allontanamento del sindaco uscente Fabio Fucci: nelle liste a suo sostegno spiccano i nomi di numerosi ex-assessori, uno su tutti il vicesindaco Elisabetta Serra, e l’ex-consigliere comunale di opposizione Massimo Abbondanza, eletto da “Forza Pomezia – Schiumarini Sindaco” alle elezioni 2013, la cui presenza ha suscitato non poche polemiche. Il presidente del consiglio comunale Adriano Zuccalà rappresenta la candidatura per il MoVimento.

È proprio il caso Fucci, inserito in un contesto politico squisitamente inusuale e controcorrente, a rendere così unica e interessante questa chiamata alle urne. Il sindaco pometino, distintosi per aver portato alla ribalta nazionale il “Modello Pomezia 5 Stelle”, si è progressivamente allontanato dall’ala protettiva del MoVimento, non condividendone la stringente regola sul limite di mandato e subendo de facto l’espulsione dal partito con la revoca da parte di Virginia Raggi dell’incarico di vicesindaco della Città Metropolitana di Roma Capitale.

La stampa italiana lo definisce “il Pizzarotti del Lazio”, un parallelismo automatico e doveroso: Federico Pizzarotti, sindaco di Parma, fu sospeso dal MoVimento 5 Stelle a seguito di vari contenziosi con la dirigenza grillina. La lunga e controversa vicenda si concluse con la separazione dal MoVimento di Pizzarotti e la nascita di “Effetto Parma”, la lista civica che porterà alla vittoria il sindaco uscente alle elezioni comunali 2017. Nonostante le evidenti similitudini, il caso Fucci si distingue sotto vari aspetti dalla vicenda Pizzarotti, poiché rappresenta il primo caso in cui il MoVimento 5 Stelle affronta sé stesso in un’elezione, il primo caso in cui gli elettori a 5 Stelle si divideranno nel votare il partito o la persona. Il consiglio comunale grillino di Parma, infatti, si schierò integralmente in sostegno di Pizzarotti mettendo fine alla presenza pentastellata in città. Gli elettori premiarono il sindaco uscente: Daniele Ghirarduzzi (M5S) prese solamente il 3,18% dei voti e la vera sfida elettorale fu tra la neonata “Effetto Parma” e il centrosinistra. Va inoltre presa in considerazione la composizione politica dell’elettorato parmense: analizzando i dati delle elezioni politiche alla Camera del 4 marzo è evidente come il MoVimento 5 Stelle faccia fatica ad affermarsi in maniera netta sul territorio, superando di appena 30 voti il Partito Democratico e arrancando dietro un centrosinistra che registra risultati ben al di sopra della media nazionale (M5S: 24.95%, PD: 24,92%, +Europa: 5,25%, I+CP: 1,42%, LeU: 4.1% ) e un centrodestra trainato dalla macchina leghista (LEGA: 20,97%, FI: 9,25%, FdI: 4.27%).

Diametralmente opposta la situazione elettorale di Pomezia: il MoVimento 5 Stelle monopolizza quasi la metà dell’elettorato, lasciando un relativamente inesistente centrosinistra, una destra poco mordace e piccole realtà partitiche a dividersi il restante 50% degli elettori (M5S: 47.66%, PD: 11.55%, +E: 1.52%, I+CP: 0.52%, LEGA: 13.39%, FI: 12.62%, FdI: 6.16%, LeU: 2.43%, CPI: 1.45%). Evidenziate le molteplici differenze tra il caso Fucci e la vicenda Pizzarotti risulta quindi evidente l’unicità politica delle elezioni comunali pometine a livello nazionale. Pomezia rappresa un testing ground efficace per capire le tendenze dell’elettorato pentastellato italiano, rappresentato perfettamente dal campione numeroso degli elettori a 5 Stelle dell’Unicum Pomezia.

Agli appassionati di politica non resta che godersi gli ultimi, interessanti sviluppi della campagna elettorale, speculando su chi riuscirà ad aggiudicarsi il posto al (probabile) ballottaggio, in una sfida ancora tutta da decidere. All’Unicum mancano solo un paio di giorni!