Manzù dimenticato e una Città senza padri

Come ogni anno, lo scorso 17 gennaio, ad opera di alcuni volenterosi cittadini e di alcune associazioni locali, si è tenuta la commemorazione civica dello scultore Giacomo Manzù, scomparso lo stesso giorno di 28 anni fa.

Quella di quest’anno è una ricorrenza del tutto particolare, dato che è la prima senza la presenza di Inge Schabel, vedova dell’artista, scomparsa nel maggio scorso. 

Anche quest’anno, la ricorrenza è stata ricordata ad opera di privati cittadini, mentre le istituzioni – pur presenti all’iniziativa – non riescono a farsi carico di una seria azione di recupero e valorizzazione non solo del Museo, ma anche della memoria dello scultore.

Eppure, Manzù è stato per Ardea non certo un semplice cittadino. Non solo per le relazioni che il Maestro seppe intessere con gli abitanti dell’antica Città dei Rutuli, ma anche perché – nel corso della sua vita – l’artista bergamasco fu un vero e proprio “animatore culturale” della vita cittadina. Sua fu, ad esempio, l’idea del concorso di Pittura Estemporanea per le vie del centro storico, capace di attirare, in quello che allora era un piccolo paesino tra i Castelli Romani e il litorale, nomi noti dell’arte, della cultura e della politica.

La “Raccolta” e il desiderio di esser sepolto proprio alle pendici della rocca sono l’ultimo e più prezioso lascito del Maestro al luogo che aveva scelto come sua dimora.

Dopo la sua morte, la Città di Ardea non ha sentito l’esigenza di dedicare all’artista né una strada, né una piazza, né un parco, né iniziative culturali che, oltre ad onorarne la memoria, avrebbero di certo potuto attirare – in un territorio con un disperato bisogno di afflusso turistico – estimatori e visitatori da tutto il mondo. Fa eccezione solo la scuola elementare del centro storico: il nome di Manzù, tra l’altro, appartiene solo ad un plesso, neanche all’intero Istituto Comprensivo. 

È quantomeno curioso che ad Ardea i nomi dei quartieri siano ancora quelli – assai fantasiosi – assegnati dalla speculazione edilizia e dai piani di lottizzazione. Che, chiamate a scegliere a quale personalità storica intitolare la sala consiliare (inaugurata nel 2012), le istituzioni abbiano scelto un padre nobile della Repubblica come Sandro Pertini, che però non vanta alcun legame specifico con questa terra.

Non si tratta solo di mancanza di riconoscenza nei confronti di uno dei protagonisti più importanti della storia di Ardea, ma anche di scelte poco lungimiranti per una Città che ha difficoltà a trovare una sua specifica identità comunitaria. E che avrebbe dunque bisogno di “padri” comuni, condivisi e riconosciuti. Del resto, può una comunità così eterogenea, senza padri (e valori capaci di unire) sperare di generare qualcosa di buono?