La scuola superiore che Ardea si merita

Quando ho terminato la quinta elementare, la scuola di Nuova Florida aveva due corridoi. Uno stretto e lungo, su cui si affacciavano la maggior parte delle aule e dal quale si accedeva alla cucina. La cucina era un luogo speciale per noi bambini: le bidelle (una vera e propria “istituzione”, tanto che ne ricordo ancora i nomi, una ad una!) ci aprivano le porte della cucina, solo quando stavi male e loro ti portavano lì per offrirti una calda tazza di camomilla.

Il corridoio grande, invece, non era un corridoio: era un vero e proprio salone. Quando frequentavo la scuola elementare mi sembrava un luogo enorme. La percezione della sua grandezza è cambiata con gli anni: sono cresciuto io ed è cresciuto in maniera impressionante il numero dei bambini che, negli anni, l’hanno frequentata. E che, proprio nel corridoio grande, svolgevano le recite scolastiche e si radunavano nei momenti in cui, lasciando la propria aula e il proprio gruppo classe, ci si riuniva con gli altri bambini delle altre classi. Il corridoio grande era insomma il luogo dell’incontro, quello in cui abbiamo imparato a sentirci non solo amici ma comunità allargata.

La scuola elementare di Nuova Florida è un simbolo eloquente della storia di Ardea. E di come i problemi e le criticità siano stati affrontati fino ad oggi. I due corridoi che un tempo si congiungevano dando alla scuola una semplice forma a T, oggi lasciano spazio ad un vero e proprio labirinto. Ai due corridoi iniziali ne sono stati aggiunti altri e poi altri ancora, senza un disegno organico e senza pensare alle esigenze didattiche per le quali quel luogo esiste. La politica cittadina ha sempre affrontato così i problemi: tamponando l’emergenza. Avendo abdicato al suo ruolo di guida dello sviluppo urbanistico e dunque sociale, si è limitata a trovare delle “toppe” per gli inevitabili problemi che via via sorgevano.

Oggi, quando entro nella scuola di Nuova Florida, non riesco ad orientarmi più. Il groviglio di corridoi e aule, progettate e realizzate senza preoccuparsi di conservare il senso del luogo, fa venire il mal di testa. Ogni spazio dà forma a ciò che in esso è contenuto. Mi domando spesso, ogni volta che entro in quella scuola, le conseguenze di quella confusione architettonica e ambientale sui bambini e sul corpo docente che lì trascorre le proprie giornate.

Dagli anni ’90 ad oggi tante cose sono cambiate ad Ardea. Ma non il modo di affrontare le criticità. Lo stato di perenne emergenza, dovuto ad una città non pianificata, continua a tenere banco sulle cronache locali. E così, capita che molti esultino per l’ennesima “toppa”: una possibile soluzione, proposta dal Ministero dell’Istruzione, per far fronte alla mancanza (grave) di un istituto superiore per i circa 2500 ragazzi della nostra città. E all’ancor più grave scomparsa della costruzione della scuola superiore nel piano triennale delle opere pubbliche della Città Metropolitana (le vecchia Provincia di Roma).

Il MIUR propone di adibire a scuola superiore un immobile già esistente, che il Sindaco avrebbe individuato in una delle fabbriche abbandonate della zona Caronti. Avete presente Caronti? Una vecchia zona industriale che non si è mai veramente sviluppata, distante 4,5km dalla rocca e da Nuova Florida, quasi 10km da Tor San Lorenzo, 13km da Colle Romito. Un luogo assolutamente non urbanizzato e per di più posto all’incrocio tra la SS148 Pontina e la via Laurentina, lungo le arterie più trafficate nel primo mattino. Insomma, avessimo dovuto scegliere un quartiere di Ardea dove costruire una scuola superiore, probabilmente Caronti sarebbe stato l’ultimo. 

Una scuola in un’ex fabbrica (o in un ex capannone) è, inoltre, l’esempio più lampante di “toppa”, ricalca la stessa filosofia della scuola-labirinto di Nuova Florida, non tiene conto delle necessità dei ragazzi, non solo in termini di “raggiungibilità”, ma anche della necessità di rendere la scuola un luogo vivo, anche oltre l’orario delle lezioni. Cosa assai difficile in una estrema periferia cittadina, disabitata.

E tutto questo senza considerare i soldi già spesi dalla Città Metropolitana per i carotaggi a Rio Verde, nel terreno che il Comune qualche decennio fa ha deciso di trasferire all’ente provinciale proprio per costruirvi l’istituto superiore che la città attende da decenni.

Il prossimo anno, il Comune di Ardea compie 50 anni. Nei suoi primi 50 anni, la città non ha neanche iniziato a capire “cosa diventare da grande”. Forse è giunto il momento.