Indivisibili, un film di Edoardo De Angelis

Indivisibili è il titolo dell’ultimo film del giovane regista Edoardo De Angelis che racconta la storia di due sorelle gemelle siamesi, Dasy e Viola, interpretate da due sorelle, Marianna e Angela Fontana, a loro volta gemelle ma che hanno dovuto imparare nel corso di diversi mesi a vivere attaccate su un fianco.

Dasy e Viola cantano ai matrimoni e alle feste in giro per la provincia di Napoli e Caserta, le loro esibizioni e la loro diversità sono fonte di lucro per tutta la famiglia, in particolare per il padre, un triste e cupo giocatore d’azzardo che si comporta come il loro impresario. L’ambientazione principale è Castel Volturno con tutto il suo cemento abusivo, i suoi cumuli di rifiuti sparpagliati, la sua costa deturpata, le prostitute della domiziana, il gioco d’azzardo e le grottesche superstizioni.

La svolta si ha quando un medico, interpretato da Peppe Servillo, rivela alle due ragazze che è possibile separarle, scatenando così il desiderio covato per anni di poter vivere ognuna la propria vita. Le due sorelle reagiscono in maniera diverse perché sono caratterialmente agli antipodi: Dasy più razionale e tranquilla, Viola emotiva e passionale. Dasy non vuole separarsi dalla sorella mentre Viola muore dalla voglia, ma alla fine entrambe si rendono conto di non poter più continuare ad essere un fenomeno da baraccone. Mentre la tensione sale verso un epilogo per nulla scontato, la colonna sonora del film firmata dal maestro Enzo Avitabile ci fa sentire ancor di più dentro quei luoghi che sono imprescindibili dalle vicende narrate.

In conclusione ne esce un buon film con un soggetto originale e una trama che sa toccare diverse tematiche su cui troneggia la dipendenza che è il filo conduttore che unisce il rapporto tra le due sorelle, tra i membri della famiglia che devono la loro sopravvivenza alle loro esibizioni e infine il gioco d’azzardo e la droga che sono le dipendenze del padre e della madre delle protagoniste. Proprio alle due sorelle Fontana va dedicata una menzione speciale per la loro ottima interpretazione, convincente in tutte le diverse sfaccettature dei loro personaggi e credibile sia nei momenti drammatici che in quelli più leggeri.

Il regista omaggia chiaramente il film Freaks di Tod Browning del 1932, nel quale c’erano due personaggi con gli stessi nomi delle protagoniste e che erano anche siamesi e cantanti allo stesso modo.