In guerra per amore, un film di Pif

Il secondo film di Pif segue le orme del primo sotto diversi aspetti. Innanzitutto lo stile, che è il suo ormai inconfondibile marchio di fabbrica, la sua capacità di scrivere una commedia divertente che pare scanzonata, ma che  vive sempre nella storia e che, col sorriso e la leggerezza, riesce sempre a far riflettere.

Il secondo aspetto di continuità rispetto a “La mafia uccide solo d’estate” riguarda la tematica della mafia appunto. Se nel primo film Pif aveva descritto una parte della storia della mafia abbastanza recente che tutti più o meno conoscevano, incentrata sulla figura di Giulio Andreotti, stavolta prende in considerazione il ruolo della mafia durante la seconda guerra mondiale e in particolare l’appoggio che gli Stati Uniti hanno cercato e trovato grazie all’aiuto del boss italo-americano Lucky Luciano per sbarcare in Sicilia.

Un appoggio che è stato poi ricompensato mettendo i mafiosi locali nei posti chiave dell’amministrazione dei comuni siciliani. La figura di Lucky Luciano è stata fondamentale per gli Stati Uniti durante la seconda guerra mondiale eppure è poco presente nei libri di storia. Io personalmente ne sono venuto a conoscenza soltanto all’università. Anche le tragiche conseguenze di questa collaborazione tra Stati Uniti e mafia, che hanno rafforzato quest’ultima dopo il periodo di repressione subito nel periodo fascista, spesso non sono evidenziate come elemento fondante del potere mafioso a partire dal dopoguerra.

Al di là del contesto storico, “In guerra per amore” è apprezzabile per le scenografie e per una curiosità, il paese nel quale è ambientata la vicenda, Crisafullo, non esiste, è una creazione dell’autore, un collage di diversi luoghi realmente esistenti ed assemblati per formare un paese ideale che è appunto Crisafullo.