Cosa serve (e cosa non serve) alla città

Sono trascorsi quasi sei mesi dalle elezioni amministrative, che lo scorso giugno hanno consegnato ad Ardea una nuova amministrazione, in netta discontinuità con la classe dirigente che ha governato la città negli ultimi 22 anni.

In questi mesi, mi sono chiesto spesso se fosse il caso di dire qualcosa e cosa dire.

Confesso di essermi sentito più o meno inadeguato a questo nuovo ruolo politico, dovuto all’impegno assunto insieme ad altri quando abbiamo presentato, nel maggio scorso, la lista civica Ardea Domani.

Il senso di inadeguatezza non nasce tanto dall’incompetenza o dalla mancanza di esperienza: sono convinto, infatti, che entrambe possano esser superate attraverso lo studio delle numerose questioni aperte e la ricerca di risposte condivise. Il fatto è che di fronte ad una politica che chiacchera molto e molto litiga, in questo “stato di guerra” perenne tra partiti, movimenti e singoli politici, sembra quasi che vi sia poco spazio per chi tenta di comprendere, ponendosi molte più domande delle risposte che – al momento attuale – è in grado di offrire.

Eppure, non sono mai stato convinto quanto oggi, che sia necessario e urgente porsi delle domande. Capisco che le domande vanno poco di moda, che non “portano voti”, che non mettono in luce le – presunte – malefatte dei vecchi amministratori o la – presunta – inadeguatezza dei nuovi. Ma una politica tutta tesa a delegittimare l’avversario rischia di essere del tutto autoreferenziale e di certo serve a poco. Soprattutto in un contesto difficile, come quello della nostra città.

Dunque, con Ardea Domani… partiamo dalle domande. Alcune sono rivolte all’amministrazione. Ma poiché non tutto dipende da chi governa la città, altre sono rivolte a tutti: alle altre forze politiche, ma anche ai cittadini, alle associazioni, ai commercianti, a quanti ad Ardea non vogliono semplicemente “dormire” ma sognano di crescere (bene) i propri figli.

Cominciamo.

1. COSA DICONO ESATTAMENTE LE CASSE COMUNALI?

Già nelle settimane di campagna elettorale, analizzando atti e dichiarazioni del commissario prefettizio, avevamo intuito che le casse del Comune erano tutt’altro che in buone condizioni di salute. Per questo, tutte le dichiarazioni del Sindaco e degli assessori in questi mesi sull’argomento “dissesto finanziario/bilancio in rosso”, non sono state certo un fulmine a ciel sereno. Così come non è una novità – almeno per chi ci segue da un po’ – il nostro giudizio severo sulle responsabilità politiche della precedente amministrazione comunale.

Oggi, tuttavia, il giudizio su “ciò che è stato” non basta più. Occorre capire come uscire da questa situazione. E per farlo, abbiamo – tutti – bisogno di comprendere quale sia la situazione reale delle finanze comunali. A quanto ammontano i debiti contratti dal Comune? Per quali spese e in quali settori sono stati contratti e accumulati? Non fa bene alla città – secondo noi – l’alternarsi di dichiarazioni e silenzi, che consegnano il complesso esame della contabilità comunale al chiacchiericcio da social network, dove le cifre vengono enfatizzate, confutate, gonfiate o ridotte sulla base della vicinanza o meno con l’amministrazione in carica.

2. QUALE PIANO DI SVILUPPO PER ARDEA?

In questi mesi, il dibattito politico è stato tutto teso a “botta-e-risposta” tra il Movimento 5 Stelle e le altre forze politiche e sociali su questioni di dettaglio (le pensiline sparite, la delegazione di Tor San Lorenzo che forse chiude forse no, le polemiche sulle luminarie di Natale, ecc.).

Per carità, il dibattito in politica è fatto anche di questo e si tratta – a volte – anche di questioni importanti. Il problema è che ad Ardea queste vicende sembrano essere le uniche ad “infiammare” gli animi. Mentre nulla si dice in merito a quale città abbia in mente chi ci governa (e chi si candida a contendere il governo). Il risultato? Sembra proprio che né la giunta, né le diverse forze di opposizione (dentro e fuori dal consiglio comunale) abbiano le idee chiare su quale fisionomia dovrà avere la città nei prossimi decenni.

Perché com’è oggi, Ardea è solo un vasto (e brutto) dormitorio: tutto ciò che i suoi abitanti “combinano” nelle proprie giornate, lo fanno in altre città (Roma e Pomezia su tutte) e per altre città (l’azienda di Roma per la quale lavoriamo paga le sue tasse allo Stato e alla città di Roma, non certo ad Ardea!).

Bene, se vogliamo realmente che Ardea divenga qualcos’altro, è necessario immaginare nuove vie di sviluppo, che consentano l’avvio di nuove imprese sul nostro territorio: nuovi posti di lavoro, nuovi introiti per le casse del Comune, nuove opere in grado di cambiare il volto della città e i suoi servizi.

E che segnino anche un cambio di metodo per l’amministrazione, non più chiamata a “mettere toppe”, ma a programmare sul lungo periodo e in modo virtuoso (come peraltro sottolineato poche settimane fa anche dal consigliere comunale Saccente).

3. COME SFRUTTARE IL VINCOLO MIBACT?

Faccio un esempio concreto, per capirci: qualche settimana fa il MiBACT ha approvato il vincolo storico-paesaggistico su un’ampia zona rurale che si estende da Santa Palomba a Valle Caia. Il vincolo – che impedisce la costruzione di nuovi impianti industriali e nuove forme di speculazione edilizia – copre circa un quinto del nostro territorio.

Sul vincolo si sono espresse (favorevolmente) diverse forze politiche e la giunta ha ribadito più volte – e giustamente – il proprio sostegno all’iniziativa. Ora, il vincolo non è solo una forma di salvaguardia di un paesaggio bellissimo e spesso messo in pericolo. Ma è – per la nostra città – anche una fantastica opportunità. Lo ha sottolineato recentemente anche il Presidente Coldiretti Ardea: esso metterà in moto quasi sicuramente un mercato dei terreni agricoli, che è possibile indirizzare verso lo sviluppo di nuove (e moderne) imprese agricole e forme inedite (per il nostro territorio) agricoltura multifunzionale (che significa anche nuove forme di welfare aziendale, in un territorio estremamente povero di servizi per le famiglie e le fasce più povere della popolazione).

Più in generale, si potrebbe cogliere l’occasione per un grande confronto con i cittadini, le imprese e le associazioni sullo sviluppo dell’area (e non solo). Una sorta di “Stati Generali del futuro” in cui – messe da parte le polemiche spicciole (che non servono a molto) – tutti insieme ci si metta attorno ad uno (o più tavoli) per immaginare la città migliore per i nostri figli (e non solo). Chi è disponibile?