Ardea: dissesto finanziario, cosa succede?

Ardea: dissesto finanziario!!!
Nessuna sorpresa e niente allarmismi per le voci degli ultimi giorni e per le dichiarazioni del Sindaco in merito al dissesto finanziario; vediamo piuttosto di capire cosa accadrebbe se si arrivasse davvero a questa soluzione.
Il Comune di Ardea ha già affrontato questa procedura nel 1993, quando sindaco era Antonio Paolo Maria Cogliandro e Ardea una piccola città di provincia, con poco più di 15’000 abitanti. Adesso gli abitanti sono quasi 50’000 e sembra che, per la seconda volta, si potrebbe procedere a dichiarare il dissesto finanziario. I tempi sono cambiati e ne è passata di acqua sotto ai ponti (anche sopra a dire il vero).
D’altro canto lo stato delle casse comunali, ormai vuote per via dei debiti contratti in questi anni e per la lacunosa gestione amministrativa, pesa e non poco sui servizi, sui cittadini e sul territorio.

Il dissesto finanziario di un comune è una procedura che coinvolge non solo la sfera economica e politica di una città, ma anche quella sociale.
Dal 1989, data di creazione del provvedimento del dissesto tramite il Decreto Legge 66/89, poi convertito in Legge 144/89, moltissimi comuni italiani hanno fatto ricorso a questa pratica, anche se ritenuta molto impopolare.
Facciamo una premessa: il dissesto finanziario è ben diverso dal commissariamento, cui è stato soggetto il Comune di Ardea fino alle ultime elezioni e che viene avviato in caso di sfiducia del Sindaco da parte del Consiglio Comunale oppure di dimissioni dello stesso o della maggioranza dei consiglieri comunali.

Nel caso di dissesto finanziario viene garantita la continuità amministrativa, ma l’amministrazione della città viene posta sotto il controllo di una gestione speciale.

L’art. 244 del TUEL (Testo Unico degli Enti Locali) stabilisce che “si ha dissesto finanziario quando un ente non è più in grado di assolvere alle ordinarie funzioni e ai servizi definiti indispensabili, quando nei confronti dell’Ente esistono crediti di terzi ai quali non si riesce a far fronte con il mezzo ordinario del riequilibrio di bilancio né con lo strumento straordinario del debito fuori bilancio”.
Sindaco, Giunta e Consiglio Comunale restano in carica, ma vengono assistiti da una commissione scelta dal Ministero degli Interni nella gestione della situazione di emergenza.

Quali conseguenze per la città, dunque?

Per i cittadini di Ardea non dovrebbero esserci grandi cambiamenti: il dissesto prevede l’aumento della tassazione comunale (es. IMU e Tarsu) al livello più alto consentito dalla legge, ma ad Ardea le aliquote sono già al massimo da anni.
Anche per quanto riguarda le azioni di contenimento delle spese operative, ivi inclusi eventuali tagli di organico, il Comune dovrà tener conto delle attuali disposizioni normative, che vedono già un consistente deficit di personale amministrativo rispetto agli standard minimi previsti; sarebbe invece un risvolto interessante l’adozione di azioni di contrasto all’evasione.

Il dissesto finanziario è una procedura che viene avviata con il voto del Consiglio Comunale: solo attraverso il voto si attivano gli effetti sulla gestione, sulle eventuali responsabilità degli amministratori e sui creditori.

Per quanto riguarda la gestione dell’ente, la commissione ministeriale affianca l’amministrazione comunale: entrambe dovranno procedere alla risoluzione dei problemi di bilancio, riconsiderando le entrate, affrontando le situazioni debitorie ed elaborando poi una previsione di bilancio coerente con le decisioni assunte.
La contabilità del comune viene quindi analizzata dalla Corte dei Conti che ha il compito di individuare le responsabilità del dissesto, facendo luce sugli atti dei 5 anni precedenti all’avvio della procedura. Gli amministratori condannati per dolo o colpa grave non possono ricoprire, per un periodo di cinque anni, gli incarichi di assessore, revisore dei conti di enti locali o rappresentante presso istituzioni, enti pubblici o privati.
L’interdizione temporanea dai pubblici uffici può essere considerata una sanzione automatica e accessoria rispetto a quella principale della condanna patrimoniale.
Infine, per quanto riguarda i debiti, si attivano dinamiche molto simili a quelle conseguenti al fallimento di un’azienda: questi vengono “cristallizzati” senza produrre interessi o essere soggetti a rivalutazione e si cerca di giungere a un accordo con i creditori. Inoltre vengono estinte le procedure esecutive in corso, resi inefficaci i pignoramenti eventualmente eseguiti e dichiarata l’impossibilità di intraprendere o proseguire azioni esecutive nei confronti dell’ente. È probabilmente in questo ambito che ad Ardea si potrebbero avere le principali conseguenze, ai danni di chi deve ancora ricevere dal Comune il compenso per i servizi resi.

Dal punto di vista economico la materia assume una certa complessità, mentre parlando di politica ci si potrebbe chiedere come si sia arrivati a questo punto, chi siano i responsabili e se a pagare dovranno essere come al solito i cittadini.
Restiamo in attesa di trovare le risposte e, soprattutto, di capire se il Sindaco e il Consiglio Comunale al completo, maggioranza e opposizione, riusciranno a trovare delle soluzioni alternative e ad evitare che Ardea ricorra al dissesto finanziario per la seconda volta in meno di 30 anni.